Mese: Giugno 2026

L’arte sottile nel fare promesse

A distanza di qualche settimana dal primo consiglio comunale, facciamo una breve analisi sulla promessa fatta dal sindaco Palmieri su un articolo di giornale, nel quale il sindaco aderiva all’invito fatto da un gruppo di cattolici democratici di inserire nella giunta un assessore di età inferiore ai 35 anni. Promessa non mantenuta.

C’è un’arte sottile nel fare promesse: richiede visione, coerenza e, soprattutto, memoria.

E poi c’è l’arte, ancora più raffinata, di lasciarle scivolare via con grazia, come se non fossero mai state pronunciate. La promessa fatta dal sindaco Palmieri dell’under 35 in Giunta appartiene con ogni probabilità a questa seconda categoria.

Annunciata con tono solenne in campagna elettorale, presentata come un segnale di rinnovamento, è poi svanita con la discrezione di un dettaglio che non trova posto nella versione finale del progetto.

Non c’è stato un ripensamento improvviso, né un colpo di scena dell’ultimo minuto. Semplicemente, quando è arrivato il momento di comporre la giunta, l’under 35 non c’era.

Non pervenuto.

Come se la promessa fosse stata un esercizio retorico, utile a riempire una pagina di giornale in campagna elettorale per raccogliere qualche voto in più, ma non abbastanza solido da sopravvivere alla realtà.

Una dissolvenza perfetta: lenta, morbida, quasi impercettibile.

Le spiegazioni possibili sono molte, tutte rispettabili.

Priorità che si evolvono: accade spesso, soprattutto dopo le elezioni.

Forse era una idea simpatica, ma non abbastanza simpatica.

Equilibri interni più forti delle parole: quando la teoria incontra la pratica, spesso vince la pratica e, probabilmente, sono più forti altre tipologie di promesse …

Qualunque sia la ragione, il risultato è impeccabile nella sua semplicità: la promessa non è stata mantenuta, ma è stata lasciata cadere con una grazia quasi coreografica in punta dei piedi, forse, sapendo già di non poterla mantenere.

Le amministrazioni si raccontano anche attraverso ciò che non fanno. E in questo caso, il messaggio è arrivato nitido: le tante parole non trovano seguito nei fatti e, gli ideali tanto enfatizzati, lasciano spazio alla logica politica di “spartizione delle poltrone”. Nulla di nuovo all’orizzonte …

Un inizio che non alza la voce, ma lascia un’eco precisa: tra le parole e i fatti, la distanza può essere elegante … ma resta distanza e nulla cambia.

Alpignano: il Comune che non trova il tempo per i cittadini

Ci sono confronti che non hanno bisogno di grandi commenti: bastano i numeri.
E quando si mettono a confronto gli orari di apertura al pubblico dei Comuni di Alpignano, Pianezza e Collegno, il divario è evidente.

Alpignano: appena 13 ore settimanali di apertura al pubblico
Tredici ore.
Non tredici ore al giorno.
Non tredici ore per singolo ufficio.
Tredici ore complessive nell’arco dell’intera settimana!
Poche e brevi mattine, due brevi aperture pomeridiane, nessuna apertura il sabato, nessuna fascia oraria anticipata per chi lavora.
Ad Alpignano, inoltre, l’accesso agli uffici avviene prevalentemente previo appuntamento telefonico. Per il cittadino, questo significa dover prima riuscire a contattare gli uffici e poi attendere la disponibilità di un appuntamento.

Le 13 ore di apertura sono solo una parte del problema. Per il resto della giornata, quando gli sportelli sono chiusi, gli uffici comunali non rispondono nemmeno al telefono. In pratica, per molte ore lavorative il Comune risulta difficilmente raggiungibile, sia di persona sia telefonicamente.

Un’organizzazione che appare molto diversa da quella adottata dagli altri Comuni del territorio.

Il confronto con i Comuni vicini
Pianezza garantisce 27,5 ore di apertura settimanale.
Tre pomeriggi di apertura, orari più estesi e una disponibilità che consente ai cittadini di accedere ai servizi con maggiore facilità.
Collegno garantisce anch’esso 28 ore settimanali.
Un Comune molto più grande e complesso, che riesce comunque ad assicurare una presenza costante e servizi maggiormente accessibili.

Il confronto è immediato:

  • Pianezza: 27,5 ore
  • Collegno: 28 ore
  • Alpignano: 13 ore

Gli altri Comuni aprono oltre il doppio del tempo.
Offrono più possibilità di accesso, più fasce orarie e una presenza più vicina alle esigenze dei cittadini.

La “casa di vetro”
Nel primo Consiglio comunale il Sindaco ha parlato di una “casa di vetro”, simbolo di trasparenza e vicinanza ai cittadini.
Un’immagine certamente significativa.
Ma la trasparenza non si misura soltanto con gli slogan.
Si misura anche dalla possibilità concreta di entrare negli uffici comunali, parlare con il personale, ottenere informazioni e ricevere servizi.
Una casa di vetro che rimane chiusa rischia di diventare un simbolo soltanto apparente: si vede dentro, ma è difficile entrarci.

Non è solo una scelta organizzativa
L’orario di apertura degli uffici comunali non rappresenta una semplice decisione interna.

L’articolo 50, comma 7, del D.Lgs. 267/2000 (Testo Unico degli Enti Locali) attribuisce al Sindaco il compito di coordinare e riorganizzare gli orari degli uffici pubblici armonizzandoli con le esigenze degli utenti.

L’articolo 2 del D.Lgs. 165/2001 stabilisce inoltre che l’organizzazione della Pubblica Amministrazione debba perseguire criteri di efficienza, efficacia, economicità e migliore soddisfazione dei bisogni dei cittadini.

Anche la Direttiva del Ministro per la Funzione Pubblica del 24 marzo 2004 invita tutte le amministrazioni a progettare gli orari dei servizi pubblici privilegiando l’accessibilità e le esigenze dell’utenza.

Per questo motivo il tema degli orari di apertura non riguarda soltanto l’organizzazione degli uffici.
Riguarda il modo in cui un Comune interpreta il proprio rapporto con i cittadini.

Una domanda che merita una risposta
Se Pianezza garantisce 27,5 ore di apertura…
Se Collegno garantisce 28 ore…

  • Perché Alpignano si ferma a sole 13 ore settimanali?
  • Quali valutazioni organizzative hanno portato a questa scelta?
  • È stata effettuata un’analisi delle esigenze dei cittadini?
  • Esistono dati che dimostrino che 13 ore siano sufficienti per garantire un servizio efficace?

Sono domande legittime alle quali l’Amministrazione dovrebbe fornire una risposta chiara e documentata.
Perché l’accessibilità agli uffici comunali non rappresenta un favore concesso ai cittadini.

È uno dei servizi fondamentali che un’Amministrazione è chiamata a garantire.

I numeri, oggi, raccontano una realtà difficile da ignorare.
27,5 ore a Pianezza.
28 ore a Collegno.
13 ore ad Alpignano.

Il confronto è sotto gli occhi di tutti.

Ora spetta all’Amministrazione spiegare ai cittadini perché Alpignano debba accontentarsi di un livello di accessibilità agli uffici comunali che risulta sensibilmente inferiore rispetto ai principali Comuni limitrofi.