Il nuovo Polo Emergenziale di Alpignano è stato presentato come un investimento strategico: una struttura moderna destinata a ospitare realtà impegnate nella gestione delle emergenze, con l’obiettivo di migliorare i tempi di intervento e garantire una risposta più coordinata nelle situazioni critiche. Un progetto importante, che riguarda la sicurezza di tutti e che è stato finanziato interamente con fondi PNRR, per un importo superiore ai 3 milioni di euro.
Proprio perché ogni euro proviene dal PNRR, con scadenze e obblighi rigidissimi, è legittimo chiedersi se un’opera così costosa e definita “fondamentale” sia stata gestita con la priorità e la trasparenza che merita.
A pochi mesi dalla scadenza PNRR, i lavori sono ancora in corso
Il PNRR impone una scadenza inderogabile: 31 agosto 2026. Entro quella data l’opera deve essere completamente finita, collaudata e funzionante. Non sono previste proroghe, né margini di tolleranza.
Oggi, però, il cantiere risulta ancora aperto. E allora la domanda diventa inevitabile: se quest’opera era davvero così urgente e strategica, perché siamo così vicini alla scadenza con lavori ancora da completare?
Il rischio è concreto: ritardi nei lavori, nei collaudi o nella rendicontazione possono mettere in discussione il finanziamento, con la possibilità che il Comune debba coprire parte dei costi con risorse proprie.
Un nodo ancora più delicato: chi userà davvero la struttura?
Nelle prime presentazioni pubbliche del progetto, anni fa, si parlava di un polo destinato a ospitare Vigili del Fuoco volontari (membri del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco dipendenti dal Ministero dell’Interno tramite il Comando Provinciale), Protezione Civile, i e Croce Verde. Oggi, però, la situazione è diversa.
Nella documentazione attualmente disponibile sul sito del Comune:
- la Croce Verde non è più citata,
- non esistono convenzioni firmate,
- non esistono protocolli operativi,
- non esiste un regolamento d’uso,
- non esiste un elenco ufficiale degli utilizzatori,
- non esiste un piano di gestione economica.
In altre parole: non è chiaro chi entrerà nella struttura, con quali spazi, con quali responsabilità e con quali costi.
Per un’opera interamente finanziata dal PNRR, questa incertezza è un problema serio.
Bandi o convenzioni? Una scelta che non può essere improvvisata
Per assegnare spazi pubblici esistono solo due strade:
Bando pubblico, quando più soggetti potrebbero concorrere all’uso degli spazi.
Convenzione diretta, possibile solo con enti che svolgono funzioni di interesse pubblico riconosciute.
In entrambi i casi, gli atti devono essere pubblici, trasparenti e approvati dagli organi competenti. Non è possibile aprire una struttura pubblica senza documenti formali che regolano l’uso degli spazi.
Chi pagherà i costi di gestione?
Il Polo Emergenziale è una struttura complessa, con costi elevati:
- energia elettrica,
- riscaldamento e raffrescamento,
- manutenzione ordinaria e straordinaria,
- pulizie e vigilanza,
- assicurazioni,
- gestione degli spazi comuni.
Senza accordi chiari, il rischio è che:
- tutto ricada sul Comune,
- oppure che le associazioni si trovino costi insostenibili,
- oppure che la struttura resti sotto-utilizzata o parzialmente vuota.
Un’opera da oltre 3 milioni di euro, finanziata interamente con fondi PNRR, non può permettersi questo tipo di incertezza.
Perché è giusto parlarne
Non si tratta di essere contro il progetto. Si tratta di garantire che un investimento così grande sia davvero un valore per Alpignano.
I cittadini hanno diritto a sapere:
- a che punto è realmente il cantiere,
- quali attività mancano per arrivare alla conclusione,
- come si intende rispettare la scadenza europea,
- quali enti utilizzeranno la struttura,
- quali accordi sono stati presi,
- chi pagherà i costi di gestione,
- come verranno assegnati gli spazi.
Trasparenza e pianificazione non sono un dettaglio: sono un dovere verso la città.
La domanda rimane aperta
Un’opera da oltre 3 milioni di euro, finanziata al 100% con fondi PNRR, si valuta non solo per come viene costruita, ma per come verrà gestita nei prossimi 20 anni. E finché non esisteranno atti chiari, convenzioni, piani economici e un cronoprogramma pubblico, la domanda continuerà a essere legittima:
Era davvero necessario spendere oltre 3 milioni per il nuovo Polo Emergenziale? E soprattutto: stiamo gestendo quest’opera nel modo più responsabile possibile?










