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L’arte sottile nel fare promesse

A distanza di qualche settimana dal primo consiglio comunale, facciamo una breve analisi sulla promessa fatta dal sindaco Palmieri su un articolo di giornale, nel quale il sindaco aderiva all’invito fatto da un gruppo di cattolici democratici di inserire nella giunta un assessore di età inferiore ai 35 anni. Promessa non mantenuta.

C’è un’arte sottile nel fare promesse: richiede visione, coerenza e, soprattutto, memoria.

E poi c’è l’arte, ancora più raffinata, di lasciarle scivolare via con grazia, come se non fossero mai state pronunciate. La promessa fatta dal sindaco Palmieri dell’under 35 in Giunta appartiene con ogni probabilità a questa seconda categoria.

Annunciata con tono solenne in campagna elettorale, presentata come un segnale di rinnovamento, è poi svanita con la discrezione di un dettaglio che non trova posto nella versione finale del progetto.

Non c’è stato un ripensamento improvviso, né un colpo di scena dell’ultimo minuto. Semplicemente, quando è arrivato il momento di comporre la giunta, l’under 35 non c’era.

Non pervenuto.

Come se la promessa fosse stata un esercizio retorico, utile a riempire una pagina di giornale in campagna elettorale per raccogliere qualche voto in più, ma non abbastanza solido da sopravvivere alla realtà.

Una dissolvenza perfetta: lenta, morbida, quasi impercettibile.

Le spiegazioni possibili sono molte, tutte rispettabili.

Priorità che si evolvono: accade spesso, soprattutto dopo le elezioni.

Forse era una idea simpatica, ma non abbastanza simpatica.

Equilibri interni più forti delle parole: quando la teoria incontra la pratica, spesso vince la pratica e, probabilmente, sono più forti altre tipologie di promesse …

Qualunque sia la ragione, il risultato è impeccabile nella sua semplicità: la promessa non è stata mantenuta, ma è stata lasciata cadere con una grazia quasi coreografica in punta dei piedi, forse, sapendo già di non poterla mantenere.

Le amministrazioni si raccontano anche attraverso ciò che non fanno. E in questo caso, il messaggio è arrivato nitido: le tante parole non trovano seguito nei fatti e, gli ideali tanto enfatizzati, lasciano spazio alla logica politica di “spartizione delle poltrone”. Nulla di nuovo all’orizzonte …

Un inizio che non alza la voce, ma lascia un’eco precisa: tra le parole e i fatti, la distanza può essere elegante … ma resta distanza e nulla cambia.

Oltre 3 milioni di euro per il nuovo Polo Emergenziale di Alpignano: era davvero necessario?

Il nuovo Polo Emergenziale di Alpignano è stato presentato come un investimento strategico: una struttura moderna destinata a ospitare realtà impegnate nella gestione delle emergenze, con l’obiettivo di migliorare i tempi di intervento e garantire una risposta più coordinata nelle situazioni critiche. Un progetto importante, che riguarda la sicurezza di tutti e che è stato finanziato interamente con fondi PNRR, per un importo superiore ai 3 milioni di euro.

Proprio perché ogni euro proviene dal PNRR, con scadenze e obblighi rigidissimi, è legittimo chiedersi se un’opera così costosa e definita “fondamentale” sia stata gestita con la priorità e la trasparenza che merita.

A pochi mesi dalla scadenza PNRR, i lavori sono ancora in corso

Il PNRR impone una scadenza inderogabile: 31 agosto 2026. Entro quella data l’opera deve essere completamente finita, collaudata e funzionante. Non sono previste proroghe, né margini di tolleranza.

Oggi, però, il cantiere risulta ancora aperto. E allora la domanda diventa inevitabile: se quest’opera era davvero così urgente e strategica, perché siamo così vicini alla scadenza con lavori ancora da completare?

Il rischio è concreto: ritardi nei lavori, nei collaudi o nella rendicontazione possono mettere in discussione il finanziamento, con la possibilità che il Comune debba coprire parte dei costi con risorse proprie.

Un nodo ancora più delicato: chi userà davvero la struttura?

Nelle prime presentazioni pubbliche del progetto, anni fa, si parlava di un polo destinato a ospitare Vigili del Fuoco volontari (membri del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco dipendenti dal Ministero dell’Interno tramite il Comando Provinciale), Protezione Civile, i e Croce Verde. Oggi, però, la situazione è diversa.

Nella documentazione attualmente disponibile sul sito del Comune:

  • la Croce Verde non è più citata,
  • non esistono convenzioni firmate,
  • non esistono protocolli operativi,
  • non esiste un regolamento d’uso,
  • non esiste un elenco ufficiale degli utilizzatori,
  • non esiste un piano di gestione economica.

In altre parole: non è chiaro chi entrerà nella struttura, con quali spazi, con quali responsabilità e con quali costi.

Per un’opera interamente finanziata dal PNRR, questa incertezza è un problema serio.

Bandi o convenzioni? Una scelta che non può essere improvvisata

Per assegnare spazi pubblici esistono solo due strade:

Bando pubblico, quando più soggetti potrebbero concorrere all’uso degli spazi.

Convenzione diretta, possibile solo con enti che svolgono funzioni di interesse pubblico riconosciute.

In entrambi i casi, gli atti devono essere pubblici, trasparenti e approvati dagli organi competenti. Non è possibile aprire una struttura pubblica senza documenti formali che regolano l’uso degli spazi.

Chi pagherà i costi di gestione?

Il Polo Emergenziale è una struttura complessa, con costi elevati:

  • energia elettrica,
  • riscaldamento e raffrescamento,
  • manutenzione ordinaria e straordinaria,
  • pulizie e vigilanza,
  • assicurazioni,
  • gestione degli spazi comuni.

Senza accordi chiari, il rischio è che:

  • tutto ricada sul Comune,
  • oppure che le associazioni si trovino costi insostenibili,
  • oppure che la struttura resti sotto-utilizzata o parzialmente vuota.

Un’opera da oltre 3 milioni di euro, finanziata interamente con fondi PNRR, non può permettersi questo tipo di incertezza.

Perché è giusto parlarne

Non si tratta di essere contro il progetto. Si tratta di garantire che un investimento così grande sia davvero un valore per Alpignano.

I cittadini hanno diritto a sapere:

  • a che punto è realmente il cantiere,
  • quali attività mancano per arrivare alla conclusione,
  • come si intende rispettare la scadenza europea,
  • quali enti utilizzeranno la struttura,
  • quali accordi sono stati presi,
  • chi pagherà i costi di gestione,
  • come verranno assegnati gli spazi.

Trasparenza e pianificazione non sono un dettaglio: sono un dovere verso la città.

La domanda rimane aperta

Un’opera da oltre 3 milioni di euro, finanziata al 100% con fondi PNRR, si valuta non solo per come viene costruita, ma per come verrà gestita nei prossimi 20 anni. E finché non esisteranno atti chiari, convenzioni, piani economici e un cronoprogramma pubblico, la domanda continuerà a essere legittima:

Era davvero necessario spendere oltre 3 milioni per il nuovo Polo Emergenziale? E soprattutto: stiamo gestendo quest’opera nel modo più responsabile possibile?